mercoledì 4 novembre 2015

27b) Arien e Tilion, una fanciulla ed un cacciatore divini, condurranno Sole e Luna percorrendo ciclicamente la volta celeste




Non volendo interrompere la bellezza del passo di Tolkien, inserirò prima un commento, con poche citazioni, e lascerò poi la lettura integrale di un estratto del capitolo.

Due figure divine di straordinario fascino vengono incaricati di condurre Luna e Sole: si tratta rispettivamente di Tilion, il cacciatore, e di Arien, la fanciulla spirito di fuoco.
Le spiegazioni “scientifiche” del percorso di Sole e Luna sono talmente poetiche e al contempo “verosimili” da farci desiderare di pensare che davvero lassù ci siano questi due esseri che trasportano i due corpi celesti… e di poter pensare che ogni volta che alziamo gli occhi al cielo stiamo vedendo davvero gli ultimi due frutti di Telperion e Laurelin!

La prima ascesa in cielo dei due astri è un momento di straordinaria, potente bellezza.
Ricordiamo che la Terra in questa fase è piatta! Varda inizialmente vorrebbe che Sole e Luna navigassero in senso opposto da est a ovest, incontrandosi al centro. Però Tilion, il guidatore della Luna, è affascinato dalla bella Arien e vuole inseguirla, per cui non tiene il passo voluto. Inoltre i Valar lamentano che vi sia troppo trambusto in cielo a causa della caccia di Tilion e che le stelle siano oscurate da tutta questa luce. Per questo motivo Varda modifica il percorso dei due e lo rende simile a come è oggi, creando anche il ciclo giorno-notte. Tuttavia Tilion, il cacciatore, cercherà sempre di raggiungere l’amata Arien e questo dà spiegazione del corso irregolare della Luna e addirittura delle eclissi, in un passo bellissimo:

“Tilion, però, procedeva con incerto passo, come fa tuttora, ed era pur sempre attratto da Arien, come sempre sarà; sicché sovente accade che entrambi siano visti assieme sopra la Terra, e che a volte egli tanto le si accosti, che la sua ombra ne esclude la luce, e nel bel mezzo del giorno succeda la tenebra.”

Vengono anche date spiegazioni poetiche su come i due corpi celesti “spariscano” dal cielo sopra la Terra, andando a riposarsi al di sotto di essa, e sul fenomeno luminoso del tramonto nel mare:
“Varda […] concesse un tempo in cui il mondo avesse ancora ombra e mezza luce. Anar (il Sole, ndr) riposava quindi per un tratto a Valinor, giacendo sul freddo seno del Mare Esterno”
“Ma le acque del Mare Esterno furono rese calde da Anar e risplendettero dei colori del fuoco, e Valinor ebbe luce per qualche tempo dopo il passaggio di Arien”

Notevoli anche l’idea secondo cui in realtà la Luna sia sorta prima del Sole - essendo Telperion l’Albero primogenito - e l’associazione del Sole con una figura femminile e della Luna con una figura maschile, antitetica alla nostra visione comune. Come vedremo nel post successivo, l’ascesa del Sole segnerà l’avvento dell’era degli Uomini e il declino delle ere degli Elfi, amanti della notte e delle stelle. Bellissima il collegamento con gli eventi “reali” che conosciamo: queste cose avvengono mentre Fingolfin entra nella Terra di Mezzo, dopo essere stato tradito e abbandonato dal fratello Fëanor. A mio parere la straordinaria efficacia di questo passo è proprio da ricercare nel fatto che questa associazione con eventi “contingenti” fa apparire ancora più reale la nascita dei due astri, e non frutto di pura leggenda mitologica persa nelle antiche sfere del tempo!

Di grande effetto anche le reazioni di Morgoth al sorgere di queste immense fonti di luce. La luce è sempre portatrice di una nuova vita che lentamente comincia a germogliare: ogni volta che una fonte di luce si è mostrata su Arda, i semi di vita che Yavanna pose sulla Terra si risvegliano.
Una piccola nota di malinconia ci ricorda infine che, per quanto Sole e Luna appaiano ai nostri occhi come gli astri più lucenti a noi noti, tuttavia non valgono a pareggiare la luce che fu un tempo degli Alberi. Non conosceremo mai più una simile luce, che non possiamo nemmeno immaginare. La “realtà reale” di Tolkien ci assicura che ancora oggi quella luce sopravvive solo nei Silmaril!

Ed ecco come promesso un estratto del passo, che tuttavia consiglio di leggere interamente:

“Isil il Chiarore, così in antico i Vanyar chiamarono la Luna, fiore di Telperion sbocciato in Valinor; e il Sole lo denominarono Anar, il Fuoco Dorato, frutto di Laurelin. Ma i Noldor li indicavano anche come Rana, il Caparbio, e Vasa, il Cuore di Fuoco che ridesta e consuma, che il Sole è stato posto come segno del sorgere degli Uomini e del declino degli Elfi, laddove la Luna ne serba memoria.
La fanciulla che i Valar scelsero di tra i Maiar per guidare il vascello del Sole era chiamata Arien, e Tilion era colui che guidava l’isola della Luna. Ai tempi degli Alberi, Arien aveva atteso ai fiori d’oro nei giardini di Vàna, adacquandoli con le lucenti rugiade di Laurelin; Tilion però era un cacciatore della schiera di Oromë, ed era munito di un arco d’argento. Amante di questo metallo egli era, e quando voleva riposarsi, abbandonava i boschi di Oromë e, portandosi in Lórien, giaceva sognante presso gli stagni di Estë, ai raggi tremuli di Telperion; ed egli implorò che gli fosse affidato il compito di custodire per sempre l’ultimo Fiore d’Argento. Più possente di lui era Arien la fanciulla, che era stata scelta perché non aveva temuto gli ardori di Laurelin, che nessun male le facevano poiché sin dall’origine era stata uno spirito di fuoco, da Melkor non irretito né sedotto al proprio servizio. Troppo lucenti erano gli occhi in Arien perché persino gli Eldar li fissassero e, lasciando Valinor, essa abbandonò la forma e gli indumenti che a guisa dei Valar ivi aveva indossato, e fu una nuda fiamma, terribile nella pienezza del suo splendore.
Isil venne fabbricato e approntato per primo, e per primo si levò nel reame delle stelle, e fu il più anziano dei nuovi luminari, come Telperion lo era stato degli Alberi. Ed ecco che, per un certo tempo, il mondo ebbe la luce della Luna, e molte cose si sommossero e risvegliarono, che a lungo avevano atteso nel sonno di Yavanna. I servi di Morgoth rimasero sbigottiti, ma gli Elfi delle Terre Esterne levarono all’insù sguardi felici; e mentre la Luna si alzava vincendo la tenebra in occidente, Fingolfin fece dar fiato alle sue trombe d’argento e iniziò la marcia nella Terra-di-mezzo, e le ombre dei suoi seguaci si allungavano nere loro dinanzi.
Tilion aveva attraversato il ciclo sette volte, ed era pertanto nel più remoto oriente, quando il vascello di Arien fu pronto. Allora Anar ascese in gloria, e la prima aurora del Sole fu come un grande fuoco sopra le torri delle Pelòri: le nubi della Terra-di-mezzo ne vennero accese e si udì il suono di molte cascate. E Morgoth restò invero sgomento, e calò nelle più remote pro- fondità di Angband e ritirò i suoi servi, esalando gran fumo e scure nubi per nascondere la sua terra alla luce dell’Astro diurno.
Pertanto, da allora i Valar computarono i giorni, fino al Mutamento del Mondo, secondo l’andare e il venire di Anar. Tilion infatti di rado indugiava in Valinor, ma più spesso sorvolava rapido sulle regioni occidentali, Avathar, Araman o Valinor, sprofondando nell’abisso oltre il Mare Esterno, per poi proseguire da solo tra le grotte e le caverne alle radici di Arda. Quivi sovente a lungo vagava, riapparendo in ritardo.
[…]
Ma né il Sole né la Luna valgono a ricordare la luce di un tempo, quella emanata dagli Alberi prima che fossero tocchi dal veleno di Ungoliant: quella luce oggi sopravvive soltanto nei Silmaril.”
 

27a) I Valar creano la Luna e il Sole dagli ultimi due fiori di Telperion e Laurelin


Questo capitolo è un cristallo perfetto di pura bellezza, per cui consiglio vivamente di leggerlo per intero: Capitolo XI dell’opera originale. Qui verrà diviso in due post (27a,b).

Le scene mitologiche della nascita della Luna e del Sole e le “spiegazioni scientifiche” del perché i due corpi celesti attualmente percorrano queste orbite nel cielo sono a mio parere una delle cose più belle e poetiche che si possano trovare nel panorama letterario mondiale, al punto di farci desiderare che le cose siano andate davvero così.

Ancora una volta torniamo a quell’atmosfera di arcana creazione ancestrale e ancora una volta è straordinario immaginare quale sia stata l’origine dei due più importanti elementi della nostra volta celeste, secondo la visione poetica Tolkieniana. Siamo abituati a pensare a un sistema solare in cui – ovviamente – la nostra Stella e i pianeti tutti, con i loro satelliti, si creano roteando nello spazio contemporaneamente. Non vi è Terra senza Sole e Luna. Nell’immaginifica, fantastica Creazione di Tolkien invece, come abbiamo già detto, possiamo sognare di una Terra senza Sole, immersa in una notte eterna, sotto la luce splendente delle stelle. Ricordiamo che il primo tentativo di illuminare il Pianeta furono i Luminari, distrutti da Melkor (post 4) e che l’unica altra fonte di luce in seguito fu prodotta dagli Alberi di Valinor (post 5), che illuminavano solo il Reame Beato al di là dei Monti Pelori. Dopo la distruzione degli Alberi, nuovamente tutta Arda ripiomba in un buio crepuscolare.
A questo punto i Valar decidono di tentare con tutto il loro potere di rianimare gli Alberi morenti. Il loro desiderio è animato anche dalla preoccupazione di donare luce ad Arda, per proteggere gli Elfi rimasti nella Terra di Mezzo e in vista dell’arrivo degli Uomini, in un’era in cui l’ombra di Morgoth tornerà sempre più maligna.
In una scena struggente, in cui ancora una volta amiamo profondamente gli Alberi, un piccolo miracolo di speranza risorge:

“Manwë ordinò a Yavanna e a Nienna di far ricorso a tutti i loro poteri di crescita e guarigione; ed esse li indirizzarono tutti sugli Alberi. Ma le lacrime di Nienna non valsero a guarirne le ferite mortali; e a lungo Yavanna stette a cantare sola tra le ombre. Pure, proprio mentre la speranza veniva meno e il canto smoriva, Telperion alla fine produsse, da un ramo senza foglie, un unico grande fiore d’argento, e Laurelin un solo frutto d’oro.
Yavanna li spiccò; e poi gli Alberi perirono, e i loro tronchi senza vita ancora stanno in Valinor, memoriale di gioia scomparsa.”

Tutti i Valar collaborano alla creazione e con l’intervento di Varda, la più grande dea del Cielo, un grande dono viene fatto alla Terra. Tolkien ci fa pensare che sia tutto vero, perché cita un noto canto in cui si narrano questi accadimenti:

“Il fiore e il frutto, Yavanna li diede ad Aulë, e Manwë li santificò, e Aulë e la sua gente costruirono vasi in cui tenerli e preservarne la radianza, come si narra nel Narsilion, il Canto del Sole e della Luna. Quei vasi i Valar li diedero a Varda, sì che potessero diventare luminari del cielo tali da eclissare le antiche stelle, essendo più vicini ad Arda; e Varda conferì loro il potere di attraversare le regioni inferiori di Ilmen, e li impulse a correre lungo precisi itinerari, sopra la cintura della Terra, da Occidente a Oriente, per poi tornare.”

Il Sole e la Luna, da Laurelin e Telperion

26) La Prima Battaglia delle Guerre del Beleriand - Melian protegge il Regno del Doriath con una Cintura di Incantesimi.


Siamo al momento in cui Ungoliant uccide gli Alberi e si rifugia nei Monti di Terrore (v. post nro 16). Morgoth raduna un orrendo esercito di Orchi e attacca Thingol: è la prima Battaglia del Beleriand. Thingol viene soccorso da un’altra tra le stirpi di Teleri che durante la migrazione verso Ovest si era attardata nella Terra di Mezzo: i Nandor, sotto la guida di Denethor (da non confondere con Denethor, uomo, padre di Boromir e Faramir, Sovrintendente di Gondor). Purtroppo questo valoroso popolo è armato alla leggera e viene distrutto dall’orda di Orchi: Thingol vendica Denethor personalmente, facendo strage dei nemici ed ammucchiando corpi di Orchi. Dai superstiti del popolo di Denethor naque la schiera dei famosi Elfi Verdi, così detti per il fatto di essere vestiti del colore delle foglie (Legolas era un Elfo Verde, quindi apparteneva alla stirpe dei Teleri).

La pace che regnava tra queste miti stirpi Elfiche è deturpata dal ritorno in forza di Morgoth: le guerre che prendono il loro avvio con questo attacco distruggeranno per ere l’armonia della Terra di Mezzo. Il preavviso dell’orrore che si sta per abbattere sulla Terra di Mezzo, portato dall’orrendo urlo di Morgoth stritolato da Ungoliant, risuona con il cupo eco della morte alle orecchie di questi Elfi, abituati a vivere in un mondo armonioso e pacifico. Ci sembra di vedere il loro sguardo spaventato, mentre drizzano le nobili e fiere orecchie al suono del terribile grido di Morgoth:
“Accadde però, alla fine, che il termine della felicità fosse vicino, e che il meriggio di Valinor stesse avviandosi al crepuscolo […] il grande urlo cacciato da Morgoth echeggiò per tutto il Beleriand, e quivi non fu chi non si facesse piccino per la paura; perché, sebbene non sapessero che cosa presagisse, avevano udito l’araldo della morte.”

Le scene - molto familiari ai fan de Il Signore degli Anelli - degli Orchi che giungono ad infestare in modo deturpante la Terra di Mezzo, orrendi sciami creati nella tenebra e nella sete di morte, come una lenta malattia che si infiltra nel silenzio, hanno qui la loro prima origine:

“Ora, gli Orchi che si moltiplicavano nella tenebra della terra crebbero in forza e in ferocia, e il loro scuro signore li colmò di brama di rovina e morte; ed essi sortirono dalle porte di Angband al riparo delle nuvole inviate da Morgoth e in silenzio penetrarono negli altopiani del nord, donde all’improvviso un grande esercito piombò nel Beleriand e assalì Re Thingol”

Melian, la divina Maia Regina e moglie di Thingol, sa che non vi sarà più pace in queste terre e crea la Cintura: un potente incantesimo che circonda il regno con una barriera impenetrabile, che perdurerà sino al compimento del destino di questo popolo:

“Melian fece ricorso al proprio potere e cerchiò quel dominio tutt’attorno con un invisibile muro d’ombra e smarrimento: la Cintura di Melian, che nessuno in seguito potè oltrepassare contro la sua volontà o quella di Re Thingol, a meno di non essere dotato di un potere maggiore di Melian la Maia. E questa terra interna, che a lungo fu detta Eglador, venne in seguito denominata Doriath, vale a dire il regno vigilato, Terra della Cintura”

Questi eventi accaddero in contemporanea con il deplorevole furto ed incendio delle navi dei Teleri da parte di Fëanor (post 19-20)


Ted Nasmith 

25) Il Regno celato degli Elfi Sindar: Thingol fa costruire Menegroth dai Nani



Il nome Elu Thingol significa Re Mantogrigio, ed è il nome che il popolo di Elfi Teleri rimasti nella Terra di Mezzo alla guida di Elwë diede al proprio sovrano. Questi Elfi presero il nome di Sindar, i famosi “Elfi Grigi”, o Elfi del Crepuscolo. Famosa è infatti la lingua Sindarin.
Siamo nella seconda era della cattività di Melkor (v. post nro. 8 ), dopo che questo era stato condotto a giudizio e incatenato dai Valar, scesi in guerra su richiesta di Iluvatar per liberare gli Elfi dalle oscure vessazioni dell’Avversario.
Melian, la Regina, presagisce che la pace di Arda non durerà ancora a lungo e che Melkor tornerà a dar battaglia. Per questo Thingol chiede aiuto ai Nani e si fa costruire “una regale dimora e un luogo che fosse forte, se mai il male avesse a risvegliarsi nella Terra-di-mezzo”. In cambio dei preziosi insegnamenti di Melian e di splendide perle, i Nani costruiscono Menegroth, le Mille Caverne:

“Dove l’Esgalduin scendeva, dividendo Neldoreth da Region, ivi sorgeva, nel bel mezzo della foresta, un colle roccioso, e il fiume scorreva ai suoi piedi. Quivi essi fecero le soglie dell’aula di Thingol, e costruirono un ponte di pietre sopra il fiume, unica via d’accesso alle porte. Oltre queste, ampi corridoi scendevano ad altre sale e camere ben più in basso, scavate nella viva roccia, tante e così vaste che quella dimora fu detta Menegroth, le Mille Caverne.”
“I pilastri di Menegroth erano scolpiti a guisa dei faggi di Oromë, tronco, rami e foglie, e vi stavano appese lanterne d’oro. Ivi usignoli cantavano, come nei giardini di Lórien; ed erano fontane d’argento e bacini di marmo e pavimenti di pietre multicolori. Figure scolpite di pennuti e animali terrestri correvano sulle pareti o s’arrampicavano sui pilastri ovvero facevano capolino tra i rami inghirlandati di molti fiori. E, col passare degli anni, Melian e le sue ancelle riempirono le sale con drappi tessuti ove erano raffigurate le imprese dei Valar e molte cose accadute in Arda fin dalle origini, nonché ombre di cose ancora a venire. Era quella la più bella dimora di ogni re che mai fosse stata a est del Mare.”

In questo regno si respira la purezza delle cose belle, con cui striderà l’orrore del ritorno del male. L’autore ci fa amare profondamente questi regni elfici adornati dalla grazia e immersi nella pace. In questo modo, quando Melkor/Morgoth giungerà a guastare tutto, noi stessi odieremo acutamente quel male e quella guerra che rappresentano la violenza, la distruzione e l’offesa alle cose buone, belle e armoniose che fioriscono nella pace.
Nasce Luthien, e i fiori sorgono per salutarla come fosse un essere santo, presagendo eventi futuri straordinari:

“le stelle lucenti scintillavano come fuochi d’argento; e lì, nella foresta di Neldoreth, Lùthien fu data alla luce, e i bianchi fiori di niphredil sorsero dalla terra per salutarla a guisa di stelle.”

Ma il tempo inesorabile trascorre verso il ritorno del Male. Esseri malvagi, come lupi e Orchi, cominciano a scendere in scorribande a infestare questa regione. Thingol fa prepare dai Nani ottime armi.

Per un ultimo istante ci soffermiamo a respirare la bellezza del regno di Thingol, in cui ancora, come da un sogno lontano, torna a volte Oromë, ricordandoci di un’era remota in cui gli dei camminavano sulla Terra:
“Nel Beleriand in quei giorni gli Elfi s’aggiravano e i fiumi scorrevano e le stelle brillavano, e i fiori notturni emanavano i loro profumi; e la beltà di Melian era come la luna, e quella di Lùthien come l’aurora in primavera. Nel Beleriand, Re Thingol seduto sul suo trono era come i signori dei Maiar, il cui potere è pace, la cui gioia è come un’aria che essi respirino di continuo, il cui pensiero fluisce come una corrente tranquilla dalle vette alle pianure. Nel Beleriand di tanto in tanto ancora passava a cavallo Oromë il grande, superando come un vento le montagne, e il suono del suo corno calava dalle lontananze stellari, e gli Elfi lo temevano per lo splendore del suo sembiante e il gran rumore della corsa di Nahar; ma quando il Valaróma echeggiava tra i colli, ben sapevano che ogni creatura malvagia era fuggita.”


Menegroth

giovedì 22 ottobre 2015

... mentre lunghi anni venivano scanditi dalle stelle rotanti sul loro capo


“Questa nulla disse; ma, pieno com’era di amore, Elwë venne a lei e le prese la mano e improvvisa una malia fu su di lui, e così rimasero mentre lunghi anni venivano scanditi dalle stelle rotanti sul loro capo; e gli alberi di Nan Elmoth crebbero alti e scuri prima che pronunciassero una sola parola.”

24) Elu Thingol e Melian: l’incontro incantato


 
 
Conosceremo ora un altro personaggio protagonista di queste storie: Thingol. Il suo incontro con la dea Melian è una delle scene più belle, intrisa di arcano incanto. Dalla loro unione nascerà l’essere più bello che abbia mai vissuto in Arda: Luthien, l’Elfa che sposerà un Uomo e riconquisterà un Silmaril. La vicenda di Thingol è indissolubilmente legata a questi Gioielli e vedremo come la sua fine potrà in questo senso essere giudicata.

Torniamo all’epoca in cui le tre stirpi di Elfi seguirono i tre ambasciatori che erano stati in Valinor e che là li avrebbero condotti (v. post nro. 9). Thingol era uno di questi tre ambasciatori: all’epoca il suo nome era Elwë, ed era alla guida della stirpe dei Teleri. Durante la migrazione, un giorno si inoltrò nel bosco di Nan Elmoth e incontrò Melian, la Maia. Melian era un essere divino dalla bellezza indescrivibile, di lei si dice:
“Si narra che i Valar abbandonavano le proprie opere, e gli uccelli di Valinor i loro spassi, che le campane di Valmar tacevano e le fonti cessavano di dar acqua, quando, al mescolarsi delle luci, Melian intonava in Lórien i suoi canti. Usignoli sempre l’accompagnavano, ai quali essa insegnava a cantare; e Melian amava le ombre profonde dei grandi alberi.”

Quando Thingol incontra Melian, in un’atmosfera magica, tra canti di usignoli e luce di stelle, cade come in balia di un incantesimo:
“accadde una volta che passasse solo, al lume delle stelle, per il bosco di Nan Elmoth, e quivi d’un tratto udì il canto di usignoli. Allora un incantesimo scese su di lui, che rimase immobile; e laggiù lontano, oltre le voci dei lómelindi, udì quella di Melian, la quale gli colmò il cuore di meraviglia e desiderio. E dimenticò affatto il suo popolo e i propositi della sua mente e, seguendo gli uccelli nell’ombra degli alberi, penetrò nelle profondità di Nan Elmoth e si sperdette. Alla fine, però, giunse a una radura aperta alle stelle, e qui stava Melian; e dal buio egli la contemplò, e la luce di Aman era sul volto della donna.”

Quel che accade ci rende l’idea di come “Il Silmarillion” tratti di vicende cosmiche, dalle proporzioni immani, con cicli temporali incommensurabili, se confrontati alla normale vita degli uomini:
“Questa nulla disse; ma, pieno com’era di amore, Elwë venne a lei e le prese la mano e improvvisa una malia fu su di lui, e così rimasero mentre lunghi anni venivano scanditi dalle stelle rotanti sul loro capo; e gli alberi di Nan Elmoth crebbero alti e scuri prima che pronunciassero una sola parola.”

Immaginiamo questa scena straordinaria, in cui avviene questo incontro tra due esseri incantati l’uno dall’altra: è la prima scena in cui si narra di un “innamoramento”. L’incontro tra Luthien e Beren ci ricorderà questi passi. La particolarità di questa scena è quel rimanere immobili in silenzio per un tempo immemorabile “mentre lunghi anni venivano scanditi dalle stelle rotanti sul loro capo”. L’amore scaturito dalla visione reciproca crea un incantesimo così forte, che questi due esseri possono restare a contemplarsi in silenzio addirittura per anni. Questo è ciò che accade quando una vicenda d’amore riguarda un essere divino: Thingol, pure un Elfo di grande potere, può vivere in modo fantastico-irreale per anni, senza cibo, senza riposo, impietrito nell’amore per la donna divina. La visione delle stelle che ruotano sul loro capo, degli alberi che crescono loro attorno alti e scuri, ci riempie gli occhi di una sensazione arcana e magica, antica e misteriosa. Anche noi siamo preda dell’incanto, come se assistessimo a un evento sacrale.

La stirpe dei Teleri non ritrovò più Elwë e proseguì il viaggio con Olwë, il fratello. Solo i suoi più cari amici e parenti restarono nella Terra di Mezzo, sperando di ritrovarlo.
Dopo molti anni Elwë effettivamente ricomparì, svegliandosi come da un sogno, e il suo aspetto era cambiato, reso a sua volta al pari di un essere divino:
“Ma quando Elwë si svegliò dal suo lungo stato di torpore, uscì da Nan Elmoth con Melian e andarono a dimorare nei boschi nel cuore della regione. Benché grande fosse il suo desiderio di rivedere lo splendore degli Alberi, nel volto di Melian egli contemplava la luce di Aman come in uno specchio limpido, e di essa si dilettava. Il suo popolo gli si raccolse attorno gioioso e assai stupito: per quanto bello e nobile fosse infatti stato, ora sembrava essere un signore dei Maiar, i capelli color argento, di statura superiore a quella di tutti i Figli di Ilùvatar; e un alto destino lo attendeva.”
 

lunedì 19 ottobre 2015

Aule e i Sette Padri dei Nani


“Allora Aulë prese i Sette Padri dei Nani e li pose a giacere in luoghi remotissimi; e fece ritorno a Valinor e attese, mentre i lunghi anni si svolgevano.”